Marc Chagall e la danza

Marc Chagall

Non so perché, ma qualche volta, lasciando da parte il cavalletto, mi metto spontaneamente a occuparmi di bozzetti per le scenografie, di costumi per i balletti. Forse la mia vita stessa non è un balletto silenzioso?

Marc Chagall

Marc Chagall, artista bielorusso tra i più importanti del XX secolo, è il “pittore-poeta” che ha dipinto la danza secondo una visione onirica e fiabesca. Le sue opere, finestre su un mondo soprannaturale come lo definì il poeta Guillaume Apollinaire, sono costellate di figure danzanti: sopra i tetti trasportate dal vento dell’amore (Sopra la città, 1918) o nel blu della notte al suono della cetra (Re David in blu, 1968). Altre volte la danza è il soggetto dell’opera, espressione della vita contadina russa (La danza nel villaggio, 1907-1908) o della gioia di vivere (La Danza, 1951). L’interesse per questa forma d’arte, così come per la musica, si lega strettamente alla cultura ebraica della famiglia e della città natale di Vitebsk dove i momenti fondamentali della vita – nascita, matrimonio e morte – sono celebrati dalla collettività con cortei ravvivati da balli e musiche. La danza è così presente nella vita quotidiana di Chagall che da fanciullo sogna di diventare un danzatore.

La passione per il balletto nasce probabilmente durante il periodo della formazione. A San Pietroburgo Chagall perfeziona i suoi studi con il pittore Léon Bakst, scenografo e costumista dei Ballets Russes di Diaghilev, compagnia che in quegli anni inizia a modernizzare il balletto offrendo ai maggiori artisti dell’epoca uno spazio creativo dove sperimentare la propria libertà espressiva. Nel corso di pittura tenuto da Bakst, Chagall conosce il leggendario ballerino Vaslav Nijinskij che incontra nuovamente al Théâtre du Châtelet di Parigi nel 1911:

Attraverso la porta aperta delle quinte, scorgo da lontano Bakst. Qualcosa di rosa e fulvo mi sorride con benevolenza. Arriva Nijinsky che mi strattona prendendomi per le spalle. Ma subito si lancia verso il palcoscenico, dove lo attende la Karsavina: va in scena Le Spectre de la rose.

Marc Chagall

Chagall, trasferitosi nella Ville Lumière per sviluppare la propria identità artistica, respira a pieni polmoni la libertà culturale della capitale francese – negata nell’Impero russo dove gli ebrei non avevano ancora ottenuto la parità dei diritti civili – e frequenta poeti, pittori e ballerini. Un lavoro creato in questo periodo è il ritratto di Nijinsky in Le Spectre de la rose, balletto coreografato da Michel Fokine e divenuto famoso per il salto con cui il ballerino entrava in scena da una finestra. L’acquarello mette in luce la muscolosa silhouette di Nijinsky in una specifica posa della coreografia e riproduce il costume disegnato da Bakst, una calzamaglia ricoperta di petali di rosa.

La visione diaghileviana di una sintesi delle arti (danza, musica e pittura) ha ispirato l’approccio interdisciplinare di Chagall nella collaborazione con il Teatro Ebraico di Mosca. Oltre ad aver disegnato le scene e i costumi delle pièce teatrali, il pittore vi realizza una serie di dipinti. Tra questi spiccano: L’Introduzione al Teatro Ebraico (1920), opera monumentale che esemplifica la sua concezione del quadro come spazio teatrale e del teatro come sintesi di luce, colore, musica, danza e gesto acrobatico; i quattro dipinti raffiguranti la Musica, la Danza, il Teatro e la Letteratura (1920), simbolo della ricerca di un teatro totale in cui le arti si fondono; Amore in scena (1920), rappresentazione di un pas de deux offuscato da figure geometriche.

Il fantastico mondo di Chagall prende vita anche sul palcoscenico. Nel 1942 il Ballet Theatre di New York (oggi American Ballet Theatre) gli commissiona le scene e i costumi per Aleko, balletto coreografato da Léonide Massine su musica di Tchaikovsky e ispirato al poema Gli zingari di Puškin. L’impianto scenico, composto da quatto fondali interamente dipinti a mano da Chagall, non è un elemento secondario della rappresentazione ma un’entità di fondamentale importanza, complementare alla coreografia ma anche indipendente. I fondali non hanno l’aspetto di un semplice décor ma sono dei veri e propri quadri, leggibilissimi anche al di fuori del riferimento teatrale che li ha ispirati. I colori dei costumi assegnano una riconoscibile fisionomia a tutti i personaggi del balletto e completano il valore pittorico della scenografia in armonia con il movimento dei danzatori. Per il ruolo di Zemfira, interpretato al debutto dalla ballerina e amica Alicia Markova, Chagall dipinge sui costumi delle decorazioni colorate tra le quali un cuore rosso.

Il successo conquistato da Chagall con Aleko porta una nuova commissione. Nel 1945 Chagall realizza le scene e i costumi per L’uccello di fuoco, l’iconico balletto di Igor Stravinsky che aveva debuttato a Parigi nel 1910. La coreografia è affidata ad Adolph Bolm, ex ballerino dei Ballets Russes. I tre fondali di un cromatismo brillante evocano l’atmosfera dell’azione coreografica al pari del sipario che, raffigurante l’Uccello di fuoco insieme ad una donna, celebra il messaggio del balletto: la vittoria del bene. Chagall crea circa ottanta costumi di particolare inventiva formale, soprattutto quelli degli animali fantastici che, curati nei minimi dettagli, assegnano una pregnante fisionomia.

Nel 1958 l’Opéra di Parigi gli commissiona Daphnis et Chloé, balletto in tre quadri di Serge Lifar su musica di Maurice Ravel. Rappresentato al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles, il balletto è ripreso l’anno seguente all’Opéra di Parigi con la coreografia di George Skibine. Anche in questo caso il pittore dipinge sui costumi mentre sono indossati dai ballerini secondo un processo creativo che mira ad enfatizzare le linee e il dinamismo della danza. Chagall, infatti, immagina i ballerini come elementi mobili dei suoi dipinti, proiezioni in movimento delle figure rappresentate in volo sui suoi fondali. La collaborazione con l’Opéra di Parigi culminò nel 1963 con la commissione da parte di André Malraux, allora Ministro degli Affari Culturali, del celebre soffitto dell’Opéra Garnier. È una decorazione monumentale che celebra la musica rendendo omaggio alle opere di quattordici compositori. Tra queste figurano quattro balletti: Giselle di Adolphe Adam, Il lago dei cigni di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, L’uccello di fuoco di Igor Stravinsky e Daphnis et Chloé di Maurice Ravel. Il risultato è un perfetto connubio tra l’architettura della sala e la pittura del soffitto.

Marc Chagall è il pittore che ha intravisto nella danza la forma d’arte che sa coniugare reale e immaginario, vita e sogno e per questo l’ha rappresentata più volte nel suo universo pittorico dove i colori stessi sembrano danzare nello spazio del quadro.

Silvia Mozzachiodi

Opéra Garnier