Leggendaria

Carla Fracci in La Sylphide
Carla Fracci, La Sylphide 1985

Le parole di Carla Fracci, pronunciate nella docuserie Corpo di Ballo – L’avventura di Giselle alla Scala, risuonano oggi come il suo testamento artistico, l’ultimo prezioso consiglio di una danzatrice leggendaria che ha scritto un capitolo indimenticabile della storia del balletto del secondo Novecento:

Spiegare ai ragazzi che cos’è il respiro in un gesto, il pensiero, la gestualità, far capire che cosa stai dicendo, l’emozione che stai avendo con il tuo partner.

Carla Fracci

Carla Fracci è stata la danzatrice attrice che ha dato voce ad un’arte silenziosa, raccontando la poesia del gesto e l’emozione del movimento, la danza come porta dell’anima. Nel corso della sua lunghissima carriera, spinta dal desiderio di interpretare sempre nuovi personaggi, ha danzato più di 150 ruoli, da quelli classici come Giselle, di cui è stata una magistrale interprete, a quelli creati per le sue straordinarie doti interpretative. Spesso donne dalla vita intensa e tormentata come Francesca in Francesca da Rimini, ispirato al personaggio della Divina Commedia, e Gelsomina in La strada, tratto dall’omonimo film di Federico Fellini. Memorabili anche le sue partnership con i più grandi danzatori, da Erik Bruhn a Rudolf Nureyev, Vladimir Vasiliev e Mikhail Baryshnikov.

Eppure la sua lunga carriera iniziò per caso, su suggerimento degli amici dei genitori, e con difficoltà. Fu infatti ammessa alla Scuola di Ballo della Scala tra le allieve “da rivedere”, salvata all’ultimo dall’allora direttrice Ettorina Mazzucchelli per il “bel faccin”. Se l’inizio fu in salita, il suo percorso diventò progressivamente in discesa grazie alla sua indissolubile tenacia, sempre al lavoro con impegno e disciplina.

Conseguito il diploma nel 1954, entrò nella compagnia scaligera che, fino all’ultimo, considerò la sua casa. L’ascesa fu inarrestabile: ancora solista, fu scelta da Anton Dolin per danzare nella storica ripresa del Pas de Quatre al Festival di Nervi, accanto alle veterane stelle Yvette Chauviré e Alicia Markova, e fu voluta da John Cranko per il ruolo principale in Romeo e Giulietta nonostante le rigide gerarchie del Teatro non lo consentissero.

Nominata prima ballerina, Carla Fracci diventò l’immagine del Teatro alla Scala e dell’Italia nel mondo, grazie ad una carriera internazionale che la portò a esibirsi come principal guest artist nei più importanti teatri, dal Bol’šoj di Mosca al Gran Teatro dell’Avana. Particolarmente rilevante fu la sua collaborazione artistica con l’American Ballet Theatre che nel 1967 le offrì lo status di permanent guest artist. Il pubblico americano le fu sempre molto affezionato e nel 1981 il New York Times la definì prima ballerina assoluta.

Soprannominata dal celebre critico Clive Barnes “la Duse della Danza”, la danzatrice intraprese anche una carriera da attrice sia a teatro (celebri furono La Tempesta con la regia di Beppe Menegatti al fianco di Glauco Mauri e Filumena Marturano di Eduardo De Filippo), sia al cinema dove apparve in Nijinsky di Herbert Ross (1980), Venezia, carnevale, un amore di Mario Lanfranchi con Nureyev (1982) e La storia vera della signora delle camelie di Mauro Bolognini con Isabelle Huppert (1981).

Decisa a promuovere l’arte della danza a livello nazionale, allestì anche numerosi spettacoli nelle piazze e nei piccoli teatri di provincia con una compagnia fondata con il marito Beppe Menegatti. Partecipò inoltre a numerosi programmi di varietà e recitò nelle serie televisive Verdi di Renato Castellani (1982) e Le Ballerine di Beppe Menegatti con Peter Ustinov (1992).

La sua danza in punta di piedi continuerà a vivere nel ricordo di chi l’ha vista in scena e di chi l’ha vissuta in sala prove ma rappresenterà anche una fonte d’ispirazione per le future generazioni. Carla Fracci ha trasmesso la costanza nel lavoro e la sincerità della danza, autentica in ogni respiro e passo perché espressione diretta della propria anima.

Silvia Mozzachiodi